Il ballo
Il Tango Argentino è un ballo basato sull'improvvisazione, caratterizzato da eleganza e passionalità. In pista non esiste l'idea di sequenze di passi predefinite, sta alla fantasia dei ballerini costruire come in un dialogo il proprio ballo.
Poche regole semplici dettano i limiti dell'improvvisazione: l'uomo guida e propone un movimento, detta anche marca, la donna segue. Fondamentalmente è l'uomo che chiede con un linguaggio puramente corporeo alla propria ballerina di spostarsi.
Il tango argentino è caratterizzato da tre ritmi musicali diversi ai quali corrispondono altrettante distinte tipologie di ballo: Il Tango, la Milonga e il Tango Vals (Vals criollo).
I ballerini di tango praticano differenti stili: Apilado, Milonguero, fantasia, salòn, show, Avellaneda, Villa Urquiza.
Alle origini del tango argentino troviamo il canyengue: tipici i movimenti rapidi e corti (arraballero).
Lo stile milonguero è caratterizzato da un abbraccio stretto e movimenti contenuti e adatti agli spazi ristretti. Uno stile sobrio, semplice e passionale.
Il tango salon, nato nel passato nei salotti dell'aristocrazia, è caratterizzato da abbraccio più largo rispetto al milonguero, maggior rispetto per l'asse, ricerca per l'eleganza e la spettacolarità del movimento.
Negli show o spettacoli var,i sia in teatro che nelle strade, i ballerini si esibiscono nello stile detto "Tango show" caratterizzato da figure coreografiche e passi di forte effetto spettacolare.
Negli anni '60 e '70 si afferma il tango fantasia, che molto si distacca dal tango tradizionale. Negli anni 2000 si è sempre più affermato un genere noto come tango nuevo ballato soprattutto sulle note del tango elettronico.
« Il tango non è maschio, è coppia: cinquanta per cento uomo e cinquanta donna, anche se il passo più importante, l'"otto", che è come il cuore del tango, lo fa la donna.
Nessuna danza popolare raggiunge lo stesso livello di comunicazione tra i corpi: emozione, energia, respirazione, abbraccio, palpitazione. Un circolo virtuoso che consente poi l'improvvisazione." (Miguel Ángel Zotto) .
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